Il canto del ribelle - Joanne Harris

luglio 09, 2016

Buongiorno, lettori!
Ieri pomeriggio ho terminato Real World di Natsuo Kirino, di cui vi parlerò molto, molto presto. Oggi, però, non sono qui per parlarvi dell'ultimo romanzo dell'autrice giapponese, ma per postare la recensione di un libro che ho letto qualche mese fa, basato sulla mitologia norrena: avete indovinato di cosa si tratta?





TITOLO: IL CANTO DEL RIBELLE
AUTRICE: Joanne Harris
CASA EDITRICE: Garzanti
PAGINE: 320
PREZZO DI COPERTINA: 16,90 €
EBOOK: 9,99 €
LINK PER L'ACQUISTOQui

SINOSSI
Per Loki, il dio delle fiamme, intelligente, affascinante, ingannatore, spiritoso, l'accoglienza ad Asgard non è delle migliori. Nella città dorata che s'innalza nel cielo in fondo al Ponte dell'Arcobaleno, dove vivono le donne e gli uomini che si sono proclamati dèi, tutti diffidano di lui, che ha nelle vene il sangue dei demoni. Malgrado la protezione di Odino, Loki ad Asgard continua a non essere amato: quello è il regno della perfezione, dell'ordine, della legge imposta. Entrare definitivamente nella schiera delle divinità più importanti, per lui, è impossibile: non solo gli viene impedito, è la sua stessa natura ribelle a impedirglielo. Ma arriva il momento della sua riscossa. Il mondo delle divinità è agli sgoccioli, una profezia ne ha proclamato la fine imminente. E Loki potrà mettere le sue capacità al servizio di Asgard e dei suoi abitanti. È lui che si adopera, con la sua astuzia, per trarre in salvo Thor e compagni. Ma gli dèi sono capricciosi, volubili e di certo non più leali di Loki. Adesso è giunta per lui l'ora di decidere da che parte stare, chi difendere e contro chi muovere battaglia. E di scoprire se i suoi poteri e la sua astuzia possono davvero salvarlo dalla fine che minaccia i Mondi e le creature, umane e divine, che li abitano. Joanne Harris ci porta nelle atmosfere piene di fascino della mitologia nordica: le divinità buone e cattive, i popoli in lotta tra loro, le forze oscure, le città fantastiche e le battaglie sanguinose. Protagonista assoluto è Loki...


RECENSIONE
Ho voluto leggere questo libro (e ringrazio la Garzanti per avermene dato l’opportunità) perché la mitologia mi ha sempre affascinata. Fin da quando ero ragazzina, infatti, sono perdutamente innamorata della mitologia greca e romana e, dopo aver visto tutti i film e quasi tutte le serie televisive della Marvel grazie al mio ragazzo, mi ha conquistata anche quella norrena.
Prima di iniziare, vorrei ricordare che se un libro è bello bastano poche parole per descriverlo e questo è il motivo per cui questa recensione sarà così breve.
Il canto del ribelle è un romanzo narrato in prima persona – dal punto di vista di Loki – e ha una struttura particolare. È diviso in quattro libri (luce, ombra, tramonto e crepuscolo), che rappresentano le diverse fasi dalla nascita alla morte di Asgard e degli altri Nove Mondi, al Ragnarok, e ogni capitolo è introdotto da una citazione proveniente dalla Lokabrenna, il Vangelo secondo Loki. E grazie a questa divisione e a queste perle che Loki ci regala, sono riuscita a entrare ancora più “in sintonia” con l’Umile Narratore, come lui stesso si definisce.
Le personalità degli dèi, quelle dei demoni e i luoghi sono ben descritti, ma devo ammettere che forse mi sarei aspettata qualcosa di più, perché a volte gli avvenimenti sono trattati con un po’ troppa fretta.
Nonostante questo, però, penso che sia un ottimo libro e – dato che non l’ho ancora fatto – penso che leggerò anche qualche altro romanzo di Joanne Harris.



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1 commenti

  1. Ho appena finito di leggerlo e mi trovo completamente d'accordo nel definirlo un bellissimo libro! Adoro come la Harris ha dato vita a Loki, con la sua ironia sferzante. È un narratore senza veli che non perde occasione di apostrofare le varie divinità ridicolizzandole agli occhi del lettore. Mi sono piaciuti molto anche i vari miti, che vengono raccontati con tale naturalezza da dare l'impressione che l'Umile Narratore stia raccontando la sua giornata tipo. Mi è piaciuta un po' meno la parte finale, quella relativa al Ragnarok, perché si tratta per lo più di una continua riflessione personale e quindi la narrazione perde la sua fluidità iniziale. Nel complesso però sono davvero contenta di aver letto questo libro, anzi, per un momento ho anche sperato che esistesse un sequel!

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