La rancura - Romano Luperini

agosto 12, 2016 Laura Franchin 0 Comments

Buongiorno, lettori!
Purtroppo nel paese in cui mi trovo la connessione è lentissima e, quindi, non riesco a pubblicare quasi nulla. Ieri ho terminato Harry Potter and The Cursed Child - spero di riuscire a metterne presto la recensione - ma oggi non sono qui per parlarvi dell'ultimo libro nato dalla mente della Rowling. La recensione di oggi riguarda un romanzo che ho letto grazie a Thriller Nord: La rancura di Romano Luperini.

TITOLO: La rancura
AUTORE: Romano Luperini
CASA EDITRICE: Mondadori
PAGINE: 306
PREZZO DI COPERTINA: 20,00 €
EBOOK: 9,99 €
LINK PER L'ACQUISTO: Qui

SINOSSI
Rancura. La parola – rocciosa, ruvida, restia a dichiararsi – è usata da Montale per descrivere il sentimento che ogni figlio prova, in forme diverse, nei confronti del padre, per misurarsi con lui, per comprenderlo, per raccoglierne l'eredità spesso scomoda. È in questa prospettiva umana, lungo quasi un secolo di storia italiana, dal fascismo a oggi, che tre generazioni di padri e di figli attraversano le pagine del romanzo di Romano Luperini. Tre protagonisti. Il padre è Luigi Lupi, maestro elementare  e  figlio  di  contadini,  che  dopo l'8 settembre combatte in Istria alla guida di una formazione partigiana, vivendo i giorni più nitidi ed eroici della propria esistenza, in una zona di confine segnata dapprima dai crimini di guerra dei generali italiani e poi dall'odio antitaliano e dalle foibe. Il figlio è Valerio, docente universitario e militante comunista che partecipa al Sessantotto e al tentativo di creare in Italia un partito rivoluzionario negli anni di piombo. Il figlio del figlio, Marcello, è un quarantenne che da Londra torna in Italia negli anni di Berlusconi e del "Grande fratello" per vendere la casa paterna nella campagna toscana. In questa casa trova un diario del padre e, in esso, emozioni, fragilità e desideri insospettabili. In questo romanzo i figli scoprono – a volte con sgomento, a volte con fastidio – tracce impreviste dei genitori (foto, appunti, lettere, diari, somiglianze fisiche) che provocano in loro reazioni di sfida, di ammirazione, di nostalgia o di odio, ma comunque un impulso a meglio conoscerli. Perché, per quanto incolmabili siano le distanze e forti i segni di disillusione e disimpegno che marcano il mondo presente, a resistere nel passaggio delle generazioni è la volontà di comprendere, di cercare un qualche senso della vita, di raccontare la propria versione dei fatti. È quanto Romano Luperini fa in questo grande "romanzo-bilancio", con una scrittura asciutta e nervosa nel memoriale bellico, venata di lirismo nella descrizione dei paesaggi toscani, serrata eppure lacerata da scorci improvvisi e inquietanti nella messa in scena delle contraddizioni e del disincanto di questi rancorosi eroi (o, forse meglio, antieroi) della contemporaneità.


RECENSIONE
Ho deciso di leggere La rancura, perché ho sempre considerato Montale un autore molto, molto interessante. Non sono mai riuscita a fare completamente mie le sue poesie per vari motivi e trovare un libro con un titolo del genere mi ha subito incuriosita. Ovviamente all’autore genovese ci sono solo alcuni accenni, ma ho apprezzato il fatto che il rapporto padre-figlio, che è presente a sprazzi in tutto il romanzo e che sembra rafforzarsi nel corso delle tre storie, sia racchiuso in questa parola “rocciosa, ruvida, restia a dichiararsi”.
Devo ammettere che, terminato il libro, sono davvero in difficoltà nel dare una mia opinione, perché se da una parte non mi ha entusiasmato fino in fondo come lettura, dall’altra ho trovato alcuni passaggi davvero ben strutturati e un realismo storico notevole.
La rancura racconta le storie di tre uomini diversi tra loro, ma con alcuni punti in comune, che vivono in contesti sociali e politici differenti. Il libro si divide in tre parti (Memoriale sul padre, Il figlio e Il figlio del figlio) e, nonostante siano ben distinti tra loro, questi capitoli sono messi in dialogo tra loro proprio grazie a “l’eterna contesa fra padri e figli, la rancura che li contrappone dall’Edipo dell’antica Grecia al Montale degli Ossi di seppia che appunto impiega questa parola (“rancura”) per dire il rapporto che li unisce e li divide”.
Inizialmente il romanzo parte bene, la storia è chiara, il linguaggio è quasi poetico e il tema del rapporto padre-figlio è ben delineato. La nota negativa che ho riscontrato in tutto ciò, però, è il fatto che se dalla trama il lettore deduce che, appunto, il rapporto tra i padri e i figli e la rancura siano il fulcro delle storie raccontate, in realtà, esso è solo uno dei tanti temi presi in esame. L’amore, la libertà, l’orgoglio sono solo alcune delle altre tematiche che vengono affrontate nel romanzo, ma quella che spicca di più è quella riguardante la politica.
Essa, infatti, ha un ruolo predominante all’interno delle vite dei protagonisti (soprattutto in quelle di Luigi e Valerio Lupi – il padre e il figlio –, meno in quella di Marcello – il figlio del figlio) e spesso, a causa del linguaggio che viene utilizzato e dei temi che vengono trattati, ho trovato alcuni passaggi noiosi e pesanti.
Troppe volte ci sono episodi, a mio parere, troppo spinti, volgari e inutili al fine della storia, che fanno perdere il filo del discorso e che vanno fuori tema. Inoltre, mi sarebbe piaciuto che il diario e i racconti fossero introdotti prima, e non solo a tre quarti della narrazione.


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