Omero, Iliade - Alessandro Baricco

aprile 15, 2017 Laura Franchin 0 Comments


Buongiorno, lettori!
Ieri sera ho terminato il primo libro della #eastereadathon, Omero, Iliade di Alessandro Baricco. Questa recensione servirà anche a me per chiarirmi le idee sulla rilettura del poema omerico, quindi spero di non essere troppo prolissa.

TITOLO: OMERO, ILIADE
AUTORE: Alessandro Baricco
CASA EDITRICE: Universale Economica Feltrinelli
PAGINE: 163
PREZZO DI COPERTINA: 13,00 €
USATO: 7,02 €
LINK PER L'ACQUISTOQui

SINOSSI
Questo volume nasce da un progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale. Baricco smonta e rimonta l'Iliade creando ventun monologhi, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l'assedio e la caduta di Troia. L'autore "rinuncia" agli dei e punta sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata. Tema nodale di questa sequenza di monologhi è la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. Un'operazione teatrale e letteraria insieme, dalla quale emerge un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza, anche morale e civile.


RECENSIONE
Avevo comprato Omero, Iliade con un super-sconto a Libraccio qualche mese fa, ma non avevo mai trovato il momento giusto per iniziarlo (nonostante la sua brevità e la sua scorrevolezza).
Devo ammettere che è il primo libro di Baricco che leggo, perché come autore non mi ha mai particolarmente attirato. Nonostante tutti i miei pregiudizi e i commenti negativi che ho letto su di lui, però, Omero, Iliade non mi è affatto dispiaciuto.
Come dice la sinossi, questo libro è una rilettura del poema omerico destinata alla scena teatrale e nella prefazione l'autore stesso ci dice che è stato costretto a fare dei tagli drastici per, appunto, cercare un modo per portare l'Iliade su un palco. Chiaramente, da buona classicista, ho sentito la "mancanza" delle parti che non sono state messe, ma, secondo me, in questo modo Baricco è riuscito a rendere accessibile a tutti un'opera così monumentale e complessa.
Ho apprezzato anche il fatto che, comunque, le citazioni riferite agli dei, ai sogni o alle profezie siano state lasciate, perché, diciamocelo chiaro, sono, sì, gli Achei e i Troiani coloro che combattono, che compiono determinate azioni o che prendono decisioni, ma alla fine - in accordo con le credenze dei Greci - dietro a tutto c'è sempre e comunque il Fato.
Lo stile adottato dall'autore è semplice e lineare. Probabilmente, se fossi stata in lui non avrei consultato solamente una traduzione dell'Iliade - lo dice lui stesso nella prefazione di cui vi parlavo prima - ma avrei guardato più edizioni, perché è possibile che, durante la traduzione di un verso o di un intero passo, autori diversi diano alle loro parole sfumature diverse.
È interessante il fatto che Baricco abbia fatto raccontare i fatti a diversi personaggi in prima persona, capitolo dopo capitolo: anche chi non è più in vita o chi non lo è mai stato (come un fiume) ha un ruolo fondamentale nella narrazione del poema omerico. Alcuni passaggi, però, non li avrei fatti raccontare proprio da quei personaggi che l'autore ha posto nel ruolo di narratori - come la nutrice o Enea, quando parla per la prima volta -, perché hanno ben poco di personale: insomma, messi lì in quel modo li avrebbe potuti narrare chiunque.
La nota più negativa di questo libro riguarda, forse, i commenti (scritti in corsivo) dell'autore, che cerca di insinuarsi nelle menti dei suoi protagonisti e di tratte conclusioni sui loro pensieri e sulle loro emozioni. A volte, mi sono trovata in disaccordo con lui e ho pensato che i commenti stonassero con il resto della narrazione.
Degna di lode è, invece, la postilla finale sulla guerra, in cui Baricco tratta un tema attuale, ma nello stesso tempo terribile e terrificante.


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