Beren e Lúthien - J.R.R. Tolkien

luglio 20, 2017

Buongiorno, lettori!
Grazie alla Bompiani, sono riuscita a leggere questo gioiellino, l'ultimo libro di Tolkien, curato da suo figlio Christopher. Anche se una recensione non sarebbe necessaria (perché Tolkien è una certezza assoluta), ecco a voi la mia opinione su Beren e Lúthien.





TITOLO: BEREN E LÚTHIEN
AUTORE: J.R.R. Tolkien
A CURA DI: Christopher Tolkien
CASA EDITRICE: Bompiani
COLLANA: Letteraria straniera
PAGINE: 294
PREZZO DI COPERTINA: 22,00 €
EBOOK: 12,99 €
LINK PER L'ACQUISTOQui

SINOSSI
Lui mortale, lei immortale, divisi dalla razza, uniti dalla passione e dalla tenacia: il padre di Lúthien si rifiutò di concedere a Beren la mano della figlia, ma ben sapeva di non poter contrastare per sempre i due innamorati. Così sfidò l'umano a portargli uno dei Silmaril della Corona di Morgoth, promettendogli in cambio la sua benedizione. Una missione impossibile che invece riuscì. Beren, ferito a morte, fu poi salvato in extremis, e Lúthien rinunciò all'immortalità per essere sua pari. In questo volume Christopher Tolkien ha cercato di estrapolare la storia di Beren e Lúthien dal contesto più ampio in cui era contenuta; ma il racconto ha subito cambiamenti e si è evoluto man mano che l'orizzonte della Terra di Mezzo si è allargato. Per mostrare la vitalità di questo nucleo narrativo il curatore ha scelto di raccontarla attraverso le parole di suo padre prima nella sua forma originale e poi in passaggi di prosa e di poesia appartenenti a testi posteriori: qui insieme per la prima volta, tutti contribuiscono a rivelarne l'immediatezza.


RECENSIONE
Se devo essere sincera, è abbastanza difficile scrivere la mia opinione su questo libro, perché esso non è un romanzo, ma un insieme di racconti, che sono stati assemblati da Christopher Tolkien al fine di mostrare l'evoluzione che la storia di Beren e Lúthien ha subito nel corso degli anni nella mente e negli scritti di Tolkien. 
Beren e Lúthien è davvero un libro molto interessante, non solo per la storia del primo elfo che diventa mortale per amore, ma anche per tutti i commenti che il figlio di J.R.R. Tolkien scrive su di essa, sui personaggi e sulle difficoltà che il creatore di questo fantastico mondo ha riscontrato anche nel tentativo di pubblicare questa leggenda. Inoltre, i testi o le parti di testo che vengono presentate in Beren e Lúthien sono sia in prosa che in versi: stupendo!
Ho adorato anche la leggenda secondaria della nascita dell'odio tra cani e gatti: nella sua semplicità, secondo me, riesce a catturare il lettore e a farlo sorridere.
In questo libro ritroviamo i personaggi che avevamo incontrato ne Il Silmarillion ed è stato fantastico riscoprire la genealogia degli elfi presenti anche ne Il Signore degli Anelli, come Elrond o Galadriel. Dagli antefatti e dai nomi dei posteri di Beren e Lúthien, si scopre anche che, molto alla lontana, perfino Aragorn e Arwen sono imparentati (ovviamente, sono cugini di xx grado)! 
Inoltre, le illustrazioni di Alan Lee danno quel qualcosa in più ai libri di Tolkien che mi fa innamorare di essi ogni volta, sempre di più. Ve ne lascio una qui accanto: obiettivamente, quanto sono belle? Alan, ti prego, disegna più spesso e per più libri!
Lo so, è una recensione brevissima, ma posso solo aggiungere che, anche se costa un po', secondo me, vale la pena di leggerlo. A maggior ragione, per la lettera che Tolkien - sulla cui tomba ha inciso il nome Beren - ha scritto dopo la morte di sua moglie Edith - la cui lapide riporta Lúthien - e che vi lascio di seguito:

Non ho mai chiamato Edith Lúthien – ma era lei l'ispiratrice della storia che poi è diventata la parte principale del Silmarillion. È stata concepita per la prima volta in una piccola radura piena di cicuta a Roos nello Yorkshire (dove per qualche tempo fui comandato in una base della Guarnigione Humber nel 1917, e lei riuscì a venire a stare con me per un po'.) In quei giorni i suoi capelli erano corvini, la sua pelle chiara, gli occhi più brillanti di quanto voi li abbiate mai visti, e sapeva cantare e ballare. Ma la storia e finita male, e io sono stato abbandonato e non posso invocare l’inesorabile Mandos. (Lettera 340, 1972)


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