L'anno che è passato - Amanda Reynolds

settembre 12, 2017

Buon pomeriggio, bookscatchers!
Se avete letto il www Wednesday di mercoledì scorso, saprete che una delle mie letture era L'anno che è passato di Amanda Reynolds e che ieri sarei dovuta andare all'evento organizzato dalla Corbaccio per incontrare e intervistare l'autrice insieme ad altri blogger.
Perché utilizzo "sarei dovuta andare"? Beh, perché in realtà non ci sono andata per correttezza nei confronti della casa editrice e dell'autrice stessa. Come leggete qui di seguito, infatti, il libro non mi è piaciuto e, quindi, non mi sembrava il caso di andare all'incontro, ricevere la copia cartacea e farmi autografare un libro che non rileggerò mai più.
Tutta questa spatafiata per dirvi di non aspettarvi un post sull'evento, perché, ovviamente, non ci sarà. Ora, però, passiamo alla recensione de L'anno che è passato.





TITOLO: L'ANNO CHE È PASSATO
AUTRICE: Amanda Reynolds
CASA EDITRICE: Corbaccio
PAGINE: 324
PREZZO DI COPERTINA: 16,90 €
EBOOK: 6,99 €
LINK PER L'ACQUISTOQui

SINOSSI
Quando Jo si risveglia in fondo alle scale di casa e vede suo marito chino su di lei, non ha memoria di quel che è successo. Per fortuna non si è fatta nulla di grave, ma la caduta le ha provocato un’amnesia che copre gli ultimi dodici mesi. Jo comincia con fatica a mettere insieme i tasselli della propria vita, ma i ricordi sono confusi e il marito e i figli non sono di aiuto. Tutti sembrano volerle nascondere qualcosa. E in effetti, a mano a mano che Jo si riappropria di brandelli del suo passato recente, quel che vede la sorprende, la inquieta, la disturba, perché non collima con l’immagine serena di una donna appagata dalla vita famigliare, con un marito affettuoso, due figli ormai grandi e responsabili, una bella villa in campagna. Cosa è successo durante l’ultimo anno? Perché dai recessi della sua memoria emergono volti sconosciuti, situazioni inconsuete, sensazioni di pericolo incombente? Perché si sente così sospettosa di tutti, degli amici, dei figli, del marito… persino di se stessa? Nel romanzo d’esordio L’anno che è passato, Amanda Reynolds mette la sua scrittura raffinata e incalzante al servizio di una protagonista costretta dagli eventi a svelare l’orrore che può nascondersi dietro la facciata di una vita «normale».


RECENSIONE
Mi risulta difficile scrivere la recensione di questo libro, perché, come sapete, non mi piace essere polemica e negativa. Questi due aggettivi, però, si adattano perfettamente a L'anno che è passato, perché a Jo, la protagonista di questo romanzo, non ne va bene una; in un anno le succede di tutto e, come se non bastasse, ha la strana sensazione che sia stato suo marito Rob a spingerla giù dalle scale e che non voglia che lei si ricordi cos'è successo durante l'anno appena passato.
L'idea di base dell'amnesia, secondo me, se da una parte poteva risultare molto intrigante, dall'altra non è stata sviluppata bene da parte dell'autrice. I personaggi non hanno spessore, non sanno vedere al di là del loro naso - tranne, forse, Fin, il secondogenito della coppia -, e sembra che non abbiano una propria personalità. Credono che tutto ciò che accade non sia assolutamente colpa loro, anche se in un paio di occasioni gli errori che commettono sono belli grossi (SPOILER: insomma, un tradimento e un figlio in arrivo da un'altra persona mi sembra che non siano qualcosa di normale in una coppia).
Quello che, però, non ti fa apprezzare la storia, secondo me, non è tanto la caratterizzazione dei personaggi, quanto lo stile di scrittura: L'anno che è passato è di una lentezza sovrumana e la storia divaga in particolari e situazioni che sono veramente inutili ai fini della storia. Perfino nei momenti in cui ci sarebbero dovuti essere dei "colpi di scena" o nel finale il libro non è riuscito a stupirmi: tutto ciò che succede, lo si immagina perfettamente già all'inizio della storia o quando vengono presentati per la prima volta i vari personaggi.
Inoltre, anche il fatto che ogni due per tre a Jo vengano in mente le uniche due scene che ricorda dell'anno trascorso è di una noia mortale: è come se, non sapendo più cosa scrivere o, semplicemente, per aggiungere pagine, la Reynolds abbia deciso di ripetere sempre le stesse cose, sempre nello stesso modo.
Continuo a sostenere che, secondo me, l'idea da cui è scaturito questo romanzo avrebbe potuto avere del potenziale. Potenziale che, però, non è riuscito a essere sfruttato, né dall'autrice - in primis -, né dall'editor. 


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